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Emozioni e motivazione

emozioni e motivazione

Oggi si parla tantissimo di “motivazione” e si cerca con numerose tecniche di aumentarla negli individui al fine di incrementare prestazioni, superare sfide quotidiane di natura lavorativa, personale, esistenziale, orientare studenti verso un iter formativo vincente e colmo di successi, rafforzare l’amore nelle coppie, pianificare nuove mete da raggiungere ed accrescere le risorse interiori.

In tutto questo è opportuno mettere in luce il ruolo centrale che giocano le emozioni all’interno dei processi motivazionali degli individui.

Chi di noi non ha avuto dei periodi in cui si è sentito, ad esempio, frustrato o arrabbiato a causa di qualcuno o qualcosa che non andava nel verso giusto e non ci appagava?

Credo proprio che la questione riguardi tutti.

Non va quindi mai sottovalutata l’incidenza delle emozioni in ogni circostanza della vita, perché esse ci guidano, ci spronano ad andare avanti o, in determinati casi, arrestano la nostra “spinta motivazionale” e possono comportare un calo di prestazioni alquanto importante e problematico.

Occorre dunque “ascoltare” i nostri stati d’animo e riflettere sulle conseguenze dei medesimi, cercando di comprendere se ciò che stiamo percependo in un dato momento ci stia fermando o spronando ad andare avanti.

Prendendo in esame gli studi di Oatley e Jhonson-Laird, si può notare come le emozioni ci possano comunicare a che punto del nostro percorso di sviluppo personale ci troviamo quando cerchiamo di raggiungere un determinato obiettivo, mettendo peraltro in evidenza se tale obiettivo sia realmente importante per noi o di poca rilevanza.

Nello specifico, uno stato di tristezza può comunicarci che un obiettivo non è stato raggiunto o che sussiste qualche elemento che sta pregiudicando il nostro cammino, mentre uno stato di gioia non solo ci fa comprendere che siamo motivati adeguatamente a raggiungere una certa meta, ma rafforza ulteriormente le nostre azioni, spingendoci ad andare avanti.

Di contro, uno stato emotivo legato alla rabbia può inficiare il nostro percorso, minare il nostro benessere interiore e obnubilare le nostre capacità di scelta, di perseguimento dell’obiettivo o degli obiettivi, arrivando anche a farci perdere la nostra “messa a fuoco” sulla realtà e sui possibili percorsi alternativi strategici da utilizzare per migliorare la nostra performance.

Per fortuna, questi stati d’animo non sono immutabili, e nel percorso intrapreso per giungere alla piena riuscita personale, le cose possono cambiare e le emozioni modificarsi passo dopo passo.

Occorre imparare a non scoraggiarsi anche nei momenti più difficili, perché anche se siamo impauriti, incerti o tristi nel momento in cui percepiamo un bisogno interiore e decidiamo di muoverci verso un obiettivo in grado di soddisfare un nostro bisogno, non è detto che ci si diriga verso un fallimento e mancato raggiungimento di una meta.

Quante volte sono sopraggiunti nella nostra vita, per svariati motivi e circostanze, degli accadimenti che hanno completamente modificato in pochissimi minuti il nostro stato d’animo?

Sicuramente molte, molte volte, e all’improvviso quelle emozioni così negative si sono trasformate nel loro esatto opposto o, semplicemente, hanno sgombrato il campo dai nostri pensieri negativi, lasciando spazio ad entusiasmo, gioia, sicurezza.

Inoltre, anche qualora non si raggiungesse un obiettivo prefissato, è totalmente errato scoraggiarsi, poiché se è vero che inizialmente si possono percepire emozioni come tristezza o rabbia, bisogna tener presente che tutti abbiamo una capacità di “rinegoziazione”, la quale ci permette di ridefinire l’obiettivo che ci interessa raggiungere e, tenuto conto degli errori commessi e di ciò che non ha funzionato, arrivare a modificare le strategie impiegate, ponendo in essere, in base alle nostre risorse, nuove azioni che possano rivelarsi questa volta vincenti.

In poche parole, tutto può cambiare, nulla è immobile ed immodificabile.

Vorrei concludere con l’esempio di uno studente che deve affrontare un compito o un esame particolarmente impegnativi.

Lo studente inizia un compito, ritiene di essere preparato e quindi, inizialmente, è sostenuto da una buona motivazione.

Successivamente si palesa un “evento inaspettato”, ovvero egli viene a sapere che altri studenti ben preparati hanno affrontato il medesimo compito e non lo hanno superato o hanno fallito.

Si può innescare allora uno stato d’animo negativo, legato a paura, stress in aumento, dubbi sulle proprie capacità di azione.

In alcuni casi, qualora questo stato mentale non venisse modificato per tutto l’iter di studio, è probabile che si palesi un calo motivazionale troppo elevato e che sia rinforzato dallo stesso studente che non vede possibilità di riuscite future.

L’esito finale, a questo punto, potrebbe essere il prendere un brutto voto, non portare a termine correttamente il compito, o, addirittura, “ritirarsi dall’azione” e mettere da parte tutto il lavoro svolto.

Ma se lo studente iniziasse ad utilizzare le risorse interne a disposizione, e cioè le capacità di impiegare nuove strategie di studio, modificando le azioni che potrebbero portare ad un insuccesso, e continuasse a credere di poter superare il compito perché sente di avere le potenzialità per farcela, ecco che tutto cambierebbe.

Inevitabilmente ciò che sembra impossibile da superare lascia spazio alla volontà di farcela, la quale è carica di energia, motivazione, determinazione e nuove emozioni di gran lunga più positive e stimolanti.

Il compito (o esame che sia), a questo punto, è superabile, e l’obiettivo a portata di mano.

Ciò riguarda lo studio, ma anche il nostro comune vivere la quotidianità.

Quando tutto ciò risulta difficile da mettere in pratica, ci si può affidare al mondo del Coaching.

 

Due chiacchiere con il Mental Coach Donatella Sciarra, ideatore del Progetto DDS.

“La figura del  Mental Coach, aiuta le persone a cambiare lo stato in cui si trovano ed andare verso quello desiderato utilizzando strumenti come la programmazione neuro linguistica ed il coaching.

Tra i diversi risultati a cui un Mental Coach porta le persone, c’è il miglioramento della comunicazione e la gestione dello stato,  il raggiungimento degli obiettivi, la trasformazione delle emozioni che percepiamo al fine di viverle, comprenderle e modificarne il punto di vista.

Il metodo si concentra sulla capacità di sviluppare attraverso le proprie risorse, la consapevolezza del Sè e l’autonomia.” 

 

 

Una mente aperta ed allenata a guardare le vicissitudini esistenziali da più punti di vista, con creatività e voglia di scoprire nuovi orizzonti, nuove mete, nuove risorse interne, difficilmente si ferma di fronte agli ostacoli, perché sa guardare le potenzialità di una situazione difficoltosa e volgerla a proprio favore.

E’ una vera e propria “educazione” che dobbiamo esercitare su noi stessi: educarci alle emozioni positive, fonti di spinta motivazionale e di riuscite future.

 

 

Alessio Papalini

 

(1) Comment

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